Dalla Street Art al museo interattivo. I nuovi confini dell'arte in un click

I nuovi confini dell’arte sono labili come l’aria o come la fibra in cui corrono i dati in rete, non esiste più una cornice a racchiudere mondi, il mondo è la nuova cornice.

di Mariangela Gallina - Reporter: Mariangela Gallina
Ozmo_Pregiudizio Universale_Museo del 900 (fonte: web)
Banksy_I muri della Palestina (fonte: Banksy)
Banksy_I muri della Palestina (fonte: Banksy)
Banksy_I muri della Palestina (fonte: Banksy)
In questi ultimi anni si parla molto di Street art ovvero la creazione di opere d’arte a cielo aperto, che concepiscono l’arte come un tutt’uno con il caos della città, il vociare e soprattutto lo sguardo di chiunque attraversi lo spazio in cui sono collocate.

Ben lontano quindi dal White Cube, novello museo contemporaneo, quale luogo asettico e leggero spoglio da ogni distrazione visiva e mentale, qui lo spazio espositivo è la superficie comune dei luoghi abitati ma soprattutto l’opera è di tutti perché creata in spazi comuni.

In questo modo i messaggi veicolati diventano armi di comunicazione di massa che a tratti sfociano nella Guerrilla art, ovvero vere e proprie incursioni con messaggi a sfondo politico e fortemente sociale di cui Banksy al momento è il maggiore esponente.

Banksy. Strano personaggio che in pochi hanno visto di persona ma che lascia segni indelebili ovunque decida di mostrare la sua arte, come il ciclo di immagini sui muri della Palestina in cui squarci tra i mattoni rappresentano la realtà al di là della guerra.

Ma nella nuova concezione di museo fa anche parte l’opera di Ozmo, altro street arter, stavolta italiano, che firma la sua opera in divenire al Museo del 900 a Milano (Il Pregiudizio Universale, a cura di Alessandra Galasso) davanti a una vetrata in cui chiunque passa può osservare il suo lavoro.

Lontano quindi anni luce dalle immagini dell’artista solitario, chino nel suo atelier che dipinge incessantemente e di opere rinchiuse sotto luci elettriche che falsano il colore, nella nuova concezione di arte in mostra, il mezzo utilizzato sembra essere il vero messaggio.

Il mezzo ovvero tele fatte di mattoni, spazi comuni, angoli più nascosti delle nostre città che diventano luoghi d’arte a tutti gli effetti a disposizione di chiunque voglia prestare attenzione.

Ma i confini dello spazio si annullandosi quando entra in gioco la rete e le sue inenarrabili potenzialità che ancora una volta annulla tutte le distanze mettendo a disposizione di chiunque le opere d’arte dei musei più importanti del panorama mondiale.

Il museo in questo caso dilata i suoi spazi arrivando a chiunque abbia voglia di visitarlo, in qualsiasi contesto, attraverso l’utilizzo del proprio computer, un po’ come se l’arte classica, che siamo abituati a pensare al chiuso di stanze ben protette sia nelle nostre case o nelle nostre tasche o in qualsiasi luogo.

Si tratta di un progetto ciclopico che solo un colosso della comunucazione come Google poteva realizzare, ovvero “Art Project”, una piattaforma che raggruppa “11 città, 9 paesi, 17 musei, 17 immagini in gigapixels, 1061 immagini di opere in alta risoluzione, 385 sale, 486 artisti, 6000 panoramiche Street View” in continuo aggiornamento.

Il principio è quelli della già nota Street View, ovvero una telecamera che ci guiderà per ogni angolo del museo, ma la vera novità sta in una serie di strumenti quali uno zoom con cui si può analizzare ogni dettaglio di qualsiasi quadro ad altissima definizione.

Anche in questo caso l’elemento social si concretizza con la condivisione della galleria personale che chi visita la mostra potrà creare e partecipare a tutti gli amici connessi nel network.

La rete dunque ancora una volta segna il punto di svolta verso un universo sempre più incentrato verso nuove forme del sentire e del vedere, mettendo in crisi tutte le certezze acquisite in secoli e secoli di storia.

Arte e interattività un binomio che ci guida in campi sconfinati in continua evoluzione e verso nuove frontiere e nuove imprevedibili conquiste.




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